Samuele D'Arenzo

Digital Product Designer

AI Solutions Designer

CRM & Web App Developer

UI / UX Designer

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Human Resource Manager

Sales & Business Development Manager

Procurement & Supplier Manager

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Blog Post

Procurement 2025: rischio, tecnologia e competenze nella stessa agenda

Maggio 29, 2025 Acquisti
Procurement 2025: rischio, tecnologia e competenze nella stessa agenda

Nel 2025 la strategia procurement non può limitarsi alla ricerca del prezzo più basso. Volatilità, rischio fornitore, sicurezza digitale, qualità dei dati e scarsità di competenze devono entrare nella stessa agenda. La funzione acquisti crea valore quando governa queste priorità come un portafoglio, con decisioni esplicite e responsabilità condivise.

Per buyer, procurement manager e imprenditori la sfida non è aggiungere nuovi progetti. È scegliere quali iniziative proteggono la continuità, quali generano valore e quali possono attendere.

Perché la strategia procurement conta nel 2025

I dati disponibili a fine maggio mostrano uno scenario non lineare. Secondo l’Istat, ad aprile 2025 il clima di fiducia delle imprese è diminuito, mentre nella manifattura miglioravano i giudizi sugli ordini ma calavano le attese sulla produzione. Nello stesso periodo, i prezzi alla produzione presentavano dinamiche molto diverse tra energia, beni intermedi e singoli comparti.

Questa eterogeneità rende fragile una strategia basata su una media generale. Ogni categoria merceologica ha un proprio profilo di rischio, tempi di reazione e leve negoziali differenti. La lettura deve quindi combinare dati esterni e conoscenza dei contratti, dei fornitori e dei fabbisogni interni.

Anche l’agenda professionale italiana conferma l’allargamento del perimetro. L’edizione 2025 delle tavole rotonde ADACI mette insieme risk management, scouting e valutazione fornitori, procedure, contrattualistica, tecnologia, intelligenza artificiale ed etica. Il procurement è ormai una funzione trasversale, non un ufficio ordini.

Quattro priorità da governare insieme

1. Rischio e continuità della fornitura

Il primo passo è conoscere la dipendenza reale. Non basta identificare i fornitori con la spesa più alta: un componente economico ma non sostituibile può bloccare un processo più di un contratto milionario. Per ogni categoria critica vanno mappati unicità della fonte, tempo di sostituzione, localizzazione, salute finanziaria, capacità produttiva, requisiti normativi e accesso a dati o sistemi.

La guida CIPS sulla sicurezza della supply chain insiste sulla visibilità oltre il primo livello di fornitura, sul monitoraggio e sulla diversificazione. Per una PMI ciò significa almeno chiedere ai partner strategici quali dipendenze a monte possono interrompere il servizio e quali piani di continuità sono realmente testati.

Il risultato utile è un registro breve, aggiornato e azionabile: rischio, probabilità, impatto, segnali di allerta, responsabile e contromisura. Un elenco di cento rischi senza owner non protegge l’azienda.

2. Dati e tecnologia con un problema preciso

Automazione e intelligenza artificiale possono classificare spesa, leggere contratti, suggerire fornitori, prevedere domanda o rilevare anomalie. Il CIPS sull’AI nel procurement evidenzia benefici nell’analisi dei dati e nell’automazione, insieme a rischi di sicurezza, privacy, conformità, accuratezza ed equità.

Nella strategia procurement, la domanda corretta non è “quale piattaforma acquistare?”, ma “quale decisione dobbiamo migliorare?”. Prima della tecnologia servono tassonomia, anagrafiche affidabili, qualità dei dati, diritti di accesso e metriche di successo. Se il problema è lo spend visibility, l’obiettivo può essere portare una quota definita di spesa sotto classificazione verificata. Se è la contrattualistica, si misura la copertura delle scadenze e delle clausole critiche.

Un progetto digitale senza owner e dato affidabile automatizza il disordine. Conviene iniziare con un caso d’uso circoscritto, una baseline e una revisione umana delle decisioni.

3. Competenze e negoziazione

La funzione acquisti deve unire analisi, negoziazione, conoscenza tecnica, lettura finanziaria, gestione del rischio e capacità relazionale. Non tutte le competenze devono risiedere nella stessa persona, ma il team deve sapere quando coinvolgere qualità, produzione, IT, legale, amministrazione e sostenibilità.

La negoziazione evoluta non punta soltanto allo sconto. Lavora su volumi, specifiche, livelli di servizio, lead time, termini di pagamento, condivisione del rischio e miglioramento congiunto. Il costo totale include gestione, non qualità, ritardi, scorte, transizione e fine vita.

Per ciascun ruolo è utile definire tre competenze da rafforzare nel semestre e collegarle a un progetto reale. La formazione isolata produce meno valore di un percorso con applicazione, coaching e verifica degli esiti.

4. Sviluppo e segmentazione dei fornitori

Non tutti i fornitori richiedono lo stesso modello di relazione. Una matrice semplice può distinguere impatto economico, criticità, rischio e potenziale di innovazione. I partner strategici meritano business review, roadmap e gestione congiunta dei rischi; le forniture standard richiedono processi efficienti e controlli proporzionati.

La scorecard deve includere pochi indicatori leggibili: qualità, puntualità, conformità, reattività, competitività e capacità di miglioramento. Gli indicatori devono portare a una conversazione e a un piano, non soltanto a una classifica.

Una roadmap trimestrale per decidere le priorità

La strategia procurement può essere tradotta in una roadmap di novanta giorni. Ogni iniziativa viene descritta con rischio affrontato, valore atteso, owner, dipendenze, dati necessari e metrica. In questo modo progetti diversi diventano confrontabili.

Iniziativa Valore atteso Misura Dipendenza
Mappatura fornitori critici Continuità Copertura categorie ad alto impatto Dati e stakeholder tecnici
Pulizia anagrafiche Visibilità della spesa Record completi e deduplicati Amministrazione e IT
Revisione contratti Riduzione esposizione Clausole e scadenze presidiate Legale e owner interni
Sviluppo competenze Qualità decisionale Applicazione su progetto reale Manager e HR

Il portafoglio va rivisto mensilmente: avanzamento, nuovi segnali di rischio, decisioni bloccate e valore prodotto. Se una dipendenza non è risolta, il progetto non deve restare “verde” soltanto perché sono state svolte attività.

Criteri decisionali e checklist

  • Quali categorie possono interrompere produzione o servizio?
  • Quali fornitori non hanno un’alternativa qualificata?
  • Dove mancano dati affidabili per decidere?
  • Quale tecnologia risolve un problema misurato?
  • Quali competenze limitano oggi la qualità delle scelte?
  • Quali relazioni fornitore richiedono sviluppo, non solo controllo?
  • Ogni iniziativa ha owner, metrica e dipendenze esplicite?
  • Il valore considera costo totale, rischio e continuità?

La strategia procurement diventa credibile quando rischio, tecnologia e competenze convergono in poche priorità eseguibili. Nella mia attività dedicata ad Acquisti, analisi e processi digitali, parto da categorie, dati e decisioni per costruire strumenti proporzionati alle esigenze dell’impresa.

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